Bonn Climate Change Conference (SB64): risultati e prospettive verso la COP31

Si sono conclusi il 18 giugno 2026 a Bonn i lavori della 64ª sessione degli Organi Sussidiari (SB64) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). L’incontro ha rappresentato il principale appuntamento negoziale intersessionale in preparazione della COP31, che si svolgerà ad Antalya (Turchia) nel novembre 2026.

Le sessioni di Bonn hanno consentito alcuni avanzamenti su aspetti tecnici e procedurali del processo negoziale, ma hanno evidenziato anche le persistenti divergenze tra Paesi sviluppati e Paesi in via di sviluppo su alcuni dei principali dossier dell’agenda climatica internazionale. In particolare, i negoziati hanno registrato progressi limitati su adattamento, mitigazione e finanza climatica, rinviando molte questioni politiche alla COP31.

Il contesto internazionale ha contribuito ad accrescere la complessità delle discussioni. Le tensioni geopolitiche, le preoccupazioni legate alla sicurezza energetica e il crescente impatto degli eventi climatici estremi hanno rafforzato l’urgenza dell’azione climatica, ma hanno anche accentuato le differenze di vedute sulle responsabilità, sui mezzi di attuazione e sulla distribuzione degli oneri della transizione.

Giusta transizione

Tra i diversi temi in agenda, il programma di lavoro sulla giusta transizione (Just Transition Work Programme – JTWP) è stato uno dei pochi ambiti nei quali è stato possibile registrare progressi concreti.

Le Parti hanno adottato un testo di conclusioni e approvato i termini di riferimento per la revisione del programma di lavoro, che sarà condotta nei prossimi mesi e si concluderà alla COP31. L’obiettivo della revisione sarà valutare l’efficacia del programma e individuare eventuali miglioramenti per rafforzarne il contributo all’attuazione degli obiettivi climatici e di sviluppo sostenibile.

I negoziati hanno inoltre consentito di consolidare i risultati emersi dal quinto dialogo sulla giusta transizione e di avviare una prima sistematizzazione delle proposte relative al futuro Meccanismo per la Giusta Transizione (Just Transition Mechanism – JTM), istituito alla COP30.

Proprio il Meccanismo rappresenta uno dei temi che richiederanno ulteriori approfondimenti nei prossimi mesi. Sebbene le Parti abbiano avviato una discussione preliminare sulle sue possibili funzioni, sulla governance e sugli strumenti di supporto all’attuazione, non sono ancora emerse convergenze significative.

Le diverse posizioni riflettono visioni differenti sul ruolo che il Meccanismo dovrebbe assumere nel quadro dell’Accordo di Parigi. Alcuni Paesi lo considerano uno strumento per accelerare l’attuazione degli impegni climatici e accompagnare le trasformazioni economiche e sociali necessarie alla transizione energetica. Altri ritengono invece necessario evitare la creazione di nuovi obblighi o meccanismi che possano incidere sulle scelte nazionali relative ai percorsi di decarbonizzazione.

La definizione del Meccanismo rappresenterà pertanto uno dei principali temi negoziali in vista della COP31.

Mitigazione

Nell’ambito della mitigazione, il principale tema negoziale è stato il futuro del Mitigation Work Programme (MWP), istituito per rafforzare l’ambizione e l’attuazione delle misure di riduzione delle emissioni.

Le Parti hanno discusso il ruolo che il programma potrà svolgere dopo la conclusione dell’attuale mandato e il suo contributo all’attuazione degli esiti del primo Global Stocktake. Tuttavia, le differenti visioni sul futuro del programma non hanno consentito di raggiungere un accordo sostanziale e il confronto proseguirà ad Antalya.

Parallelamente sono proseguite le attività collegate alle iniziative lanciate alla COP30, tra cui il Global Implementation Accelerator, la Belém Mission to 1.5°C e la Roadmap on Transitioning Away from Fossil Fuels, finalizzate a favorire l’attuazione degli impegni assunti dalle Parti.

Nel corso delle sessioni di Bonn è emersa inoltre una crescente attenzione al ruolo dell’elettrificazione come leva fondamentale per la decarbonizzazione. Pur non essendo oggetto di uno specifico negoziato, il tema è stato ampiamente richiamato negli eventi tecnici e negli incontri paralleli come elemento chiave per accelerare la diffusione delle tecnologie pulite, rafforzare la sicurezza energetica e favorire il raggiungimento degli obiettivi climatici. L’elettrificazione è stata indicata da numerosi interlocutori come uno dei principali strumenti per tradurre gli impegni internazionali in interventi concreti nei settori dell’energia, dell’industria, dei trasporti e degli edifici.

In particolare, le Presidenze della COP31 hanno espresso un forte sostegno politico al tema, proponendo di aumentare la quota della domanda finale di energia soddisfatta dall’elettricità fino al 35% entro il 2035 e indicando l’elettrificazione come uno dei pilastri dell’agenda globale per l’implementazione e la transizione energetica.

Adattamento

L’adattamento è stato uno dei temi più complessi e politicamente sensibili dei negoziati di Bonn.

Il principale dossier in agenda, il Global Goal on Adaptation (GGA), si è concluso senza accordo. Le discussioni si sono concentrate sull’attuazione della decisione adottata alla COP30 relativa allo sviluppo delle metodologie e dei metadati necessari per rendere operativi gli indicatori globali di adattamento.

Nel corso della sessione sono emerse divergenze sulla struttura incaricata di svolgere questo lavoro tecnico. Alcune Parti hanno sostenuto la necessità di affidare il processo a un gruppo di esperti indipendenti con un mandato esclusivamente tecnico e limitato nel tempo. Altri Paesi hanno invece richiesto un maggiore coinvolgimento diretto delle Parti nella composizione e nella supervisione della futura struttura.

L’assenza di consenso ha impedito l’avvio del lavoro tecnico previsto e ha determinato il rinvio del dossier alla COP31.

Anche il confronto sul Baku Adaptation Road Map (BAR) ha evidenziato differenti visioni sul futuro dell’agenda adattamento. Numerosi Paesi in via di sviluppo hanno sottolineato l’importanza di affrontare in modo più esplicito questioni quali la finanza per l’adattamento, i mezzi di attuazione e il sostegno ai Paesi più vulnerabili. Altri Paesi hanno invece evidenziato l’esigenza di mantenere il focus sull’attuazione pratica del Global Goal on Adaptation e sul coordinamento degli strumenti già esistenti.

Non sono stati registrati progressi sostanziali nemmeno sulla revisione dell’Adaptation Committee, che continua a essere oggetto di discussione principalmente per aspetti di governance istituzionale.

Più costruttivo è stato invece il confronto relativo ai Paesi meno sviluppati (Least Developed Countries – LDCs), che ha confermato il ruolo centrale dei National Adaptation Plans (NAPs) come strumento per tradurre la pianificazione dell’adattamento in interventi concreti. Le discussioni hanno evidenziato l’importanza di rafforzare l’accesso ai finanziamenti, il supporto tecnico e lo sviluppo delle capacità istituzionali per favorire l’attuazione dei piani nazionali.

Nel complesso, i negoziati hanno confermato la crescente rilevanza dell’adattamento nell’agenda climatica internazionale, ma hanno anche evidenziato la persistenza di profonde divergenze sulle modalità di attuazione e sul sostegno ai Paesi più vulnerabili.

Finanza climatica

La finanza climatica è stata uno dei temi più dibattuti delle sessioni di Bonn.

Le attività del Climate Finance Work Programme (CFWP), istituito alla COP30, sono proseguite attraverso una serie di workshop dedicati alla definizione delle priorità e delle modalità operative del programma. Le discussioni hanno però evidenziato interpretazioni differenti sul suo mandato e sul rapporto con gli altri strumenti della finanza climatica internazionale.

Al centro del confronto vi è stato il ruolo dell’articolo 9.1 dell’Accordo di Parigi, che attribuisce ai Paesi sviluppati la responsabilità di fornire risorse finanziarie ai Paesi in via di sviluppo, e la relazione con il Nuovo Obiettivo Quantitativo Collettivo sulla finanza climatica (NCQG).

Diverse economie emergenti e alcuni gruppi negoziali hanno sostenuto la necessità che il programma si concentri sul monitoraggio e sulla quantificazione degli impegni finanziari dei Paesi sviluppati. Altri gruppi, pur riconoscendo l’importanza del sostegno pubblico, hanno evidenziato la necessità di concentrarsi sull’attuazione complessiva del nuovo obiettivo finanziario concordato alla COP30.

I Paesi sviluppati hanno invece sottolineato l’importanza di considerare l’insieme delle fonti finanziarie disponibili, comprese quelle private, e di ampliare progressivamente la base dei contributori.

Le divergenze emerse riguardano non solo il contenuto del programma di lavoro, ma anche la sua futura collocazione nel processo negoziale. Resta infatti aperta la questione delle modalità attraverso cui il programma sarà trattato alla COP31 e del ruolo che gli organi decisionali dell’Accordo di Parigi saranno chiamati a svolgere nel suo sviluppo futuro.

Sono inoltre proseguiti il Dialogo Veredas sull’attuazione dell’articolo 2.1(c) dell’Accordo di Parigi e le attività della Roadmap “Baku to Belém”, finalizzata a mobilitare fino a 1,3 trilioni di dollari di finanza climatica.

Le discussioni di Bonn hanno confermato che la finanza continuerà a rappresentare uno dei temi centrali del negoziato climatico internazionale e uno dei principali fattori in grado di influenzare il successo della COP31.

Global stocktake

Gli SB64 hanno ospitato il primo UAE Dialogue on implementing the outcomes of the Global Stocktake, concepito per favorire lo scambio di esperienze e buone pratiche sull’attuazione delle decisioni adottate nell’ambito del primo Global Stocktake.

Il dialogo rappresenta uno dei principali strumenti attraverso cui le Parti intendono tradurre in azioni concrete gli esiti del bilancio globale adottato alla COP28 di Dubai.

Secondo le informazioni presentate dal Segretariato UNFCCC, la maggior parte dei nuovi contributi determinati a livello nazionale (NDC) presentati negli ultimi due anni richiama esplicitamente gli esiti del primo Global Stocktake. Resta tuttavia aperta la questione della concreta traduzione di tali riferimenti in misure e politiche effettivamente in grado di accelerare la riduzione delle emissioni e rafforzare la resilienza climatica.

Nel corso delle discussioni sono riemersi molti dei temi già affrontati durante la COP30, tra cui la transizione dai combustibili fossili, l’adattamento, le perdite e i danni, il trasferimento tecnologico e la cooperazione internazionale.

Sono inoltre iniziati i preparativi per il secondo Global Stocktake, che sarà formalmente avviato alla COP31 e si concluderà nel 2028.

Articolo 6 dell'Accordo di Parigi

I negoziati relativi all’Articolo 6 dell’Accordo di Parigi sono proseguiti sia sul fronte degli approcci cooperativi basati sul mercato (Articolo 6.2) sia su quello degli approcci non di mercato (Articolo 6.8).

Articolo 6.2 – Approcci di cooperazione

A Bonn, il principale tema negoziale ha riguardato il finanziamento delle infrastrutture, dei processi e delle attività di capacity-building necessarie all’attuazione degli approcci di cooperazione bilaterale,. Le Parti hanno discusso diverse opzioni di finanziamento, evidenziando una divisione tra i sostenitori di un finanziamento pubblico e multilaterale e coloro che promuovono un sistema basato sul recupero dei costi tramite tariffe. Il Segretariato ha segnalato un deficit finanziario compreso tra 8 e 9 milioni di USD per il biennio 2026-2027.

Nel corso della SB64 si è inoltre svolta una nuova sessione dell’Article 6.2 Ambition Dialogue, dedicata allo scambio di esperienze sull’attuazione del meccanismo. Le discussioni hanno riguardato lo sviluppo dei sistemi nazionali necessari per partecipare agli approcci cooperativi, le difficoltà tecniche e istituzionali incontrate dalle Parti e le incongruenze emerse durante le revisioni tecniche dei rapporti presentati.

Articolo 6.8 – Approcci non di mercato

L’Articolo 6.8 istituisce un quadro di cooperazione per gli approcci non di mercato (NMAs) a supporto dell’attuazione degli NDC.

Nell’ambito della SB64 si è svolto il nono incontro del Glasgow Committee on Non-Market Approaches (GCNMA 9). Nelle conclusioni adottate (FCCC/SBSTA/2026/L.1), il SBSTA ha accolto con favore i progressi compiuti nelle attività di capacity-building e nello sviluppo della piattaforma NMA.

È stato inoltre accolto favorevolmente il workshop del 9 giugno 2026 dedicato allo scambio di esperienze e buone pratiche sugli approcci non di mercato.

Per quanto riguarda la revisione del Work Programme sugli NMAs, il SBSTA ha preso nota del documento informale predisposto dai co-facilitatori e ha incaricato il proprio Presidente di predisporre un nuovo documento da sottoporre all’esame della SBSTA 65 in vista delle decisioni della CMA 8.

Trasparenza

A margine della 64ª sessione degli Organi Sussidiari dell’UNFCCC (SB64), l’Italia ha completato con successo la terza sessione della Facilitative Multilateral Consideration of Progress (FMCP3), prevista nell’ambito del Quadro Rafforzato per la Trasparenza (Enhanced Transparency Framework – ETF) dell’Accordo di Parigi, a seguito della presentazione del primo Rapporto Biennale di Trasparenza (Biennial Transparency Report – BTR).

L’ETF rappresenta il sistema attraverso il quale tutte le Parti dell’Accordo di Parigi comunicano periodicamente i progressi compiuti nell’attuazione degli impegni climatici e nel contrasto ai cambiamenti climatici. Tra gli strumenti principali previsti dal quadro figura il BTR, che contiene informazioni sull’inventario nazionale delle emissioni e degli assorbimenti di gas a effetto serra, sulle proiezioni emissive, sulle politiche e misure adottate e sui progressi verso il conseguimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei.

A seguito della sua presentazione, il BTR è sottoposto a una revisione tecnica indipendente e a un processo di confronto multilaterale tra le Parti. In questo contesto, la FMCP costituisce un’importante occasione di dialogo e apprendimento reciproco, consentendo di valorizzare i risultati raggiunti, condividere buone pratiche e rafforzare la trasparenza e la fiducia tra i Paesi.

Le sessioni di Bonn hanno inoltre ospitato le discussioni sullo sviluppo della Greenhouse Gas Data Interface, la piattaforma UNFCCC destinata a facilitare l’accesso e l’utilizzo dei dati relativi alle emissioni di gas a effetto serra comunicati dalle Parti.

Anche in questo caso non è stato possibile raggiungere un accordo definitivo sulle future funzionalità della piattaforma e il tema sarà ripreso nelle prossime sessioni.

VERSO LA COP31 di ANTALYA

Nel complesso, gli SB64 hanno consentito di mantenere attivo il processo negoziale e di avanzare su alcuni aspetti tecnici rilevanti, ma hanno lasciato irrisolte molte delle principali questioni politiche che caratterizzano l’attuale fase dell’azione climatica internazionale.

I risultati di Bonn confermano che la COP31 di Antalya sarà chiamata ad affrontare dossier particolarmente complessi, tra cui il Global Goal on Adaptation, il futuro del Mitigation Work Programme, il Climate Finance Work Programme e l’attuazione degli esiti del primo Global Stocktake.

La capacità delle Parti di individuare soluzioni condivise su questi temi sarà determinante per rafforzare l’attuazione dell’Accordo di Parigi e accelerare la risposta globale alla crisi climatica.